di Paolo Bancale
Personalmente ho avuto una formazione sia umanistica che scientifica, ma qui vengo sollecitato
nella mia posizione di fondatore e direttore di NonCredo,
ruolo quindi al tempo stesso culturale ed operativo, che va dalle
idee che ci hanno mosso all’inizio fino ai traguardi che contiamo
di raggiungere.
NonCredo non vuole essere una rivista per atei e quindi, diciamo,
filosofico-speculativa, ma una proposta di conoscenza (sapere
aude!) e di discussione di stampo illuministico per noncredenti,
capace innanzitutto di fare cultura e di mobilitare le coscienze di
molti cittadini italiani nella direzione della realizzazione di un
Paese, di una legislazione e di una società ispirati alla conoscenza,
all’etica, alla spiritualità, alla solidarietà, alla giustizia, alla
libertà, ma esenti, assolutamente esenti dagli avvilenti vincoli
imposti da miti, riti, cleri, dogmi, qualsiasi ne sia la matrice, che
debbono riguardare eventuali scelte individuali senza mai pervadere
la società nel suo complesso. Questa, e solo questa, è l’ipotesi
di progetto di NonCredo. E non perderei neppure di vista il
fatto che questa rivista è una delle molte iniziative, alcune esistenti
(come NonCredo, il sito web, il blog e l’auditorium per i
dibattiti), altre in fieri (la web radio, la rivista on-line, il centro
studi filosofici, i congressi nazionali tematici, la presenza di
NonCredo nelle edicole e librerie nazionali), tutte iniziative che
fanno capo alla Fondazione Religions-Free, ove il free, come in
sugar-free o care-free, sta per “senza” (mai “contro”) le religioni.
Pertanto, l’ideale di una società di “liberi”, senza le divisioni, le
imposizioni e i privilegi delle religioni, resta l’ideale dei destinatari
del nostro impegno, i “noncredenti”, cioè coloro che non si riconoscono
in nessuna religione, e intendendo per “NonCredenza”non
una rabbiosa intolleranza alla invadenza delle religioni, bensì una
consapevole, civilissima e gioiosa libertà di pensiero e di coscienza.
ReligionsFree, NonCredo, e quant’altro riusciremo a porre in essere,
vogliono dare a quel 18% di cittadini, quanti sono i noncredenti
nella società italiana, una forte coscienza di appartenenza, di
identità, di gruppo e quindi anche di consapevolezza e forza: la
forza del sapere che esistiamo, la forza dell’esserci nella più ampia
libertà di tutti e con il massimo rispetto per tutti.
Mi rammento la lettera in cui negavo rilevanza a posizioni
politiche come centro, destra e sinistra, ma rispetto a quella mia risposta vado anche oltre: così
come ovunque vi sia il cartello “non fumare” ciò che rileva è solo il non fumare, e cioè che nessuno
fumi, dopodiché destra, centro e sinistra professione, nazionalità, età, genere, propensioni sentimentali,
culturali, sessuali, artistiche, politiche, partitiche, spirituali e quant’altro restano ininfluenti;
esattamente nello stesso modo per NonCredo l’ubi consistam deve essere solo la
“NonCredenza”: l’aria di libertà che essa ci fa respirare, la dignità che essa ci conferisce, il pensiero
che essa ci consente. Certo, il pianeta è tutt’ora sotto l’influenza, spesso pesante, ove più ove
meno, di tanto settarismo religioso di differenti matrici. Quanto all’Italia, per fortuna oggi non si
sentono più omelie disgustose e insultanti come quella del vescovo di Prato, ma certamente, come
lei accenna, vige uno status pesante ed invasivo da sopportare, che va dall’imposizione espositiva
dei crocifissi alla bioetica, dalle coppie di fatto al Concordato, dalla doppia morale delle infinite
festività cattoliche a spese di quelle attinenti alla Storia nazionale e al senso dello Stato, fino all’insegnamento
della sola religione cattolica.
Finita la teo-crazia, la fanno ancora da padrone la teo-politica, la teo-finanza, la teo-istruzione, la
teo-sanità, la teo-bioetica, la teo-corruzione e quant’altro fino al teo-trash che a volte ci vediamo
intorno. Ma non voglio neanche essere frainteso: i meriti della Caritas, per esempio, sono tanti, così
come tanti sono anche quelli di coloro di qualsiasi religione che si prodigano per aiutare gli “ultimi”
(gli ultimi, sì, purché per tali non si intenda vederci Gesù, Shiva, Allah, Jeova, Iside o Manitù,
ma solo un fratello che soffre, e non (magari dopo averlo “convertito”) un “correligionario”, concetto
che mi suona quasi mafioso parlando di sofferenza). Per questo considero il proselitismo istituzionale
e la libidine per le conversioni di molte missioni cristiane, ma soprattutto cattoliche, nel
mondo come la violenza dell’uomo occidentale sull’uomo più indifeso, una volgarità culturale, una
spoliazione delle altrui radici e un’ingordigia incompatibile con il necessario amore per gli altri.
Hybris, insomma, pura hybris.
Spesso viene citato, giustamente, il Vaticano: dirò che per me esso ha lo stesso diritto di esistere della
Pinacoteca di Brera o dell’Accademia della Crusca, che però, va detto, non si sono mai sognate né
si permettono di pretendere di influenzare la mia vita personale. Questo in Italia lo si ammette
ancora purtroppo a bassa voce, per cui do grande merito agli amici della UAAR di aver rotto da
anni questo silenzio correo con coraggio, intelligenza e coerenza. Ma non basta, e non bastiamo
neppure noi insieme a loro: in ogni democrazia è doveroso battersi per i propri ideali, valori e diritti,
ma per far questo bisogna innanzitutto far numero, coordinarsi ed essere uniti.
Perciò, con onestà intellettuale e morale, vorrei concludere con questo invito: noi
tutti, NonCredenti della nostra libera e laica democrazia, conosciamoci, colleghiamoci, contiamoci,
uniamoci e agiamo insieme, per costruire e garantirci quella società giusta, tollerante e laica a
cui aspiriamo.
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