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NonCredo rappresenta l’unica pubblicazione culturale italiana totalmente dedicata alla informazione e documentazione dei NonCredenti, cioè di quei cittadini che, nel primato della laicità dello Stato, per qualsivoglia motivo NON SI RICONOSCONO IN ALCUNA RELIGIONE, ma soltanto nel rispetto delle leggi, di un’etica condivisa e nella solidarietà, optando in termini culturali per la cultura del dubbio contro ogni dogmatismo, per una consapevole autonomia della coscienza e per la più totale libertà della conoscenza e del pensiero
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NonCredo raggiunge i 2.000 abbonamenti
Dopo meno di un anno dal primo fascicolo (settembre 2009) e con i primi 6 fascicoli già pubblicati gli abbonati della nostra rivista NonCredo raggiungono quota 2.000.
I 2.000 abbonamenti sono ripartiti tra edizione cartacea (1.946) e quella informatica tramite pdf (54), e con un totale di 39 all'estero.
Il consenso riscosso dalla formula di cultura laica di NonCredo è confermato dalla presenza, tra i 2.000 abbonamenti finora giunti, di ben 178 "sostenitori", cioè caratterizzati da un un importo facoltativo, superiore al dovuto, inviato spontaneamente dall'abbonato con motivazioni di incoraggiamento.
La campagna promozionale che ha visto l'invio di 20.000 copie per ciascuno dei primi fascicoli al fine di permeare soprattutto gli strati culturali e professionali del pubblico nazionale, nonchè la formula laico-illuministica e multidisciplinare del tipo di giornalismo e di comunicazione prescelti, ha consentito a larghi strati di cittadini noncredenti di motivare e consolidare in termini culturali le proprie scelte filosofiche, politiche ed esistenziali.

Concorso di idee per un Monumento al NonCredente
La Fondazione ReligionsFree Bancale Onlus, editrice di NonCredo, intende realizzare un “Monumento al NonCredente” che verrà donato al Comune italiano, ovvero Università o Ente Culturale laico che offriranno allo scopo uno spazio pubblico ove esso verrà eretto con la garanzia di ospitarlo stabilmente.
Il monumento dovrà esprimere l’essenza del NonCredente che è colui che NON si riconosce in alcuna religione condividendo il concetto del filosofo Theodor Adorno per cui “La libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, ma nel sottrarsi a questa scelta prescritta”.
In questa fase iniziale si fa appello a tutti i lettori di questa comunicazione, e a chiunque condivida questo progetto politico-culturale, affinché inviino all’indirizzo postale o alla e.mail della Fondazione (info@religionsfree.org):
idee, progetti, schizzi, bozzetti, plastici e qualsiasi suggerimento utile per la realizzazione e per la localizzazione del monumento.
E’ possibile partecipare alla realizzazione di tale iniziativa con donazioni e contributi finalizzati alla realizzazione del “Monumento al NonCredente”. Essi verranno iscritti in una “lista d’onore” che sarà inserita nel basamento del monumento.
Donazioni e contributi potrano esere inviati alla Fondazione sul ccp, banca, con assegno, o via Pay-pal o carte di credito specificando la causale “Per il monumento al NonCredente”. (Per i dettagli operativi vedere in 2° pagina di copertina alla voce “come abbonarsi” della rivista NONCREDO oppure sul sito della rivista alla voce come abbonarsi.

Può la teologia essere una scienza?
Un filosofo, un astrofisico e un fisico teorico cercano nuove risposte alle domande che l’uomo si pone da sempre: che cos’è la vita? C’è un ordine nascosto dietro a ciò che chiamiamo caso? Che cosa c’è al di là della materia? Come nel XIII secolo Tommaso d’Aquino cercava di conciliare la fede cristiana con la filosofia razionalistica di Aristotele, così verso la fine del secolo scorso Jean Guitton inventa il metarealismo per cercare una saldatura tra la fede e le più recenti verità della scienza. E lo fa con l’aiuto di Grichka e Igor Bogdanov, futuri autori di “Prima del Big Bang”.
» Il metarealismo di Guitton
Il “dialogo a tre voci”, pubblicato con il titolo Dieu
et la science – vers le metarealisme, si fa sempre più
serrato via via che prende forma la “concezione spirituale
della materia” che Guitton riprende da
Bergson. L’impianto dell’opera è singolare: le affermazioni
scientifiche dei Bogdanov si alternano a
quelle filosofiche di Guitton in modo tale che solo il
lettore più consapevole è in grado di distinguere fra
i due piani. Naturalmente non sto accusando gli
autori di seguire una linea di basso profilo: sono pienamente
d’accordo con Giulio Giorello quando,
nella prefazione all’edizione italiana, afferma:
«Guitton non vuole costringerci a credere, piuttosto
offre un esempio di come la sua fede personale può
crescere e ravvivarsi nel confronto con la scienza
senza rassegnarsi all’insignificanza del mondo e
degli uomini». Ma non è difficile immaginare che
molti lettori anche non del tutto sprovveduti leggeranno
come dotate dello stesso “valore di verità”
affermazioni che appartengono a discipline diverse,
che utilizzano modalità di omologazione tra loro
differenti. Eccone qualche esempio.
Grichka Bogdanov: «I fisici ormai pensano che le
particelle elementari, lungi dall’essere oggetti,
siano in realtà il risultato, sempre provvisorio, di
interazioni incessanti tra campi immateriali».
Jean Guitton: «Sotto il volto visibile del reale c’è
dunque quello che i greci chiamavano logos, un
elemento intelligente, razionale, che regola, dirige
e anima il cosmo, e che fa sì che questo cosmo
non sia caos ma ordine».
Igor Bogdanov: «Eccoci infine di fronte alla frontiera
estrema: quella che delimita misteriosamente
ciò che chiamiamo la realtà fisica. Ma che cosa
c’è al di là? Senza dubbio più nulla. O meglio: più
nulla di tangibile».
Jean Guitton: «È qui che comincia il terreno
dello spirito. Il supporto fisico non è più necessario
a sostenere questa intelligenza, questo ordine
profondo che constatiamo intorno a noi». E poco
più avanti: «Abbiamo così compiuto una tappa
importante nel cammino che attraverso la scienza
ci conduce verso Dio».
La conclusione del teorema è che per comprendere
il codice cosmico «dobbiamo collocare il
nostro pensiero in un quadro metarealistico.
Invito allora i lettori – conclude Guitton – a riflettere
sui tre caratteri che mi sembrano definire
questo quadro:
1) lo spirito e la materia formano una sola e unica realtà;
2) il creatore di questo universo materia-spirito è
trascendente;
3) la realtà in sé dell’universo non è conoscibile».
» Scienza e teologia laica
L’uso dei concetti introdotti dalla fisica quantistica
per rilanciare lo spiritualismo accomuna Jean
Guitton a vari filosofi e teologi. Se queste posizioni
sono legittime in ambito filosofico, quello che non
mi sembra accettabile è che esse vengano spacciate
per acquisizioni scientifiche. Come non è accettabile
che la teologia possa essere considerata una
scienza. Ma prima di sviluppare questo punto vorrei
soffermarmi un poco sulla “teologia laica”.
Questa espressione viene spesso utilizzata, ad esempio,
da Vito Mancuso. Nella Disputa su Dio e dintorni,
di cui è coautore con Corrado Augias, la teologia
laica viene definita in relazione alla scelta di porre il
mondo, e non la Chiesa, come “l’interlocutore privilegiato
nel pensare Dio”. Naturalmente Mancuso,
che auspica l’istituzione di facoltà laiche di teologia,
ammette che i teologi che fanno questa scelta sono
una minoranza. «Sa qual è il dramma della nostra
epoca? – chiede a un certo punto al proprio interlocutore
– Che siamo molto progrediti quanto a conoscenze
scientifiche, tecniche, storiche e di altro
genere, che abbiamo sistemi politici ed economici
altamente raffinati, e che, di contro, il livello della
nostra concezione del divino è rimasto per lo più
quello del passato, legato a un’immagine del mondo
fisico, sociale e morale del tutto superata. Il dramma
di noi occidentali è di non avere più una religione
all’altezza delle esigenze del nostro tempo». Lo stesso
problema è stato affrontato nel 1956 con un
approccio diametralmente opposto e, a mio avviso,
molto più convincente, dallo storico Arnold
Toynbee, citato nella sopra ricordata prefazione al
testo di Guitton. «Toynbee ha sostenuto infatti –
scrive Giorello – che l’errore capitale dell’Occidente
sarebbe consistito nello sforzo di “tradurre” i contenuti
delle religioni positive “nel linguaggio della
metafisica greca”, ma ebbe “conseguenze nefaste”».
» Può un teologo essere ateo?
Le facoltà di teologia che si sono sviluppate nell’ambito
della struttura della Chiesa sono nate da
un’esigenza interna ad essa. Per contro, la comparsa
di facoltà di teologia laiche porta con sé una
serie di interrogativi. La teologia è una scienza?
Come possono le sue affermazioni essere verificabili
o falsificabili? Le verità di una scienza hanno
un carattere universale: c’è un’unica teologia che
vale per tutti gli uomini oppure ce ne sono tante
quante sono le religioni professate sul pianeta? A
una scienza hanno accesso tutti: se la teologia
fosse una scienza, dovremmo spingerci fino a
immaginare la possibilità di teologi atei?
Di questi problemi è ben cosciente lo stesso
Mancuso, che afferma: «la teologia cattolica non
può legittimamente presentarsi al mondo come
l’“unica” verità, dalla quale discenderebbe
un’“unica” etica, che poi l’elaborazione giuridica
sarebbe chiamata a rispecchiare». Il che tuttavia
non gli impedisce di inserire la teologia al vertice
delle attività conoscitive umane, quando afferma:
«Chi siamo noi? Siamo un ammasso di chissà
quanti miliardi di miliardi di particelle subatomiche.
Tali particelle (onde o corpuscoli che siano),
relazionandosi armonicamente fra loro, producono
livelli superiori dell’essere per descrivere i quali la
scienza ha sentito la necessità di termini e discipline
diversi. Le particelle divengono atomo e sono
studiate dalla fisica; gli atomi divengono molecole e
sono studiate dalla chimica; le molecole divengono
cellule e sono studiate dalla biologia; le cellule
divengono tessuti, organi e sistemi di organi, e sono
studiate dalla medicina in quanto fisiologia e patologia;
e così di seguito, fino al vertice dell’anima che
è lo spirito e alle discipline che da esso scaturiscono,
come l’arte, la teologia, la filosofia».
» L’avversione alla scienza è un fatto del passato?
Quella di un “teologo laico” che non si lascia condizionare
dalle gerarchie ecclesiastiche è certamente
una scelta molto significativa, soprattutto in considerazione
del fatto che la Chiesa – pur avendo
riconosciuto i propri errori nel caso di Galileo come
in quello di Giordano Bruno e in molti altri – mantiene
tuttavia ancor oggi un atteggiamento di preclusione
antiscientifica non dissimile da quello di
tre secoli fa. Non dovremmo mai dimenticare che
nel 1981, in occasione di un convegno sulla cosmologia
organizzato dai gesuiti in Vaticano, il papa
disse agli scienziati: è giusto studiare l’evoluzione
dell’universo dopo il Big Bang, ma non è possibile
cercare di penetrare i suoi segreti perché quello è il
momento della creazione e quindi l’opera stessa di
dio. L’episodio, riferito da Stephen Hawking in Dal
Big Bang ai buchi neri, denota una completa mancanza
di rispetto verso l’autonomia della ricerca
scientifica, che per i laici (ma non solo per loro) è
una condizione prima e irrinunciabile.
Andrea Cattania (ingegnere, epistemologo)
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